A conclusione del discorso sin qui condotto, vorrei fare una riflessione che vada oltre l’assetto normativo vigente ed emergente, e si soffermi sugli ostacoli che rallentano l’affermarsi effettivo, in Italia, di un mercato libero e concorrenziale. Innanzitutto, come già rilevato nel capitolo precedente, le gare d’appalto in ospedale non riguardano che una residua percentuale del valore totale degli approvvigionamenti, e si applicano a principi attivi che, a furia di ribassi, incidono in minima parte sulla spesa.

Per quanto riguarda l’85% del valore totale degli acquisti, invece, le cifre non sono contrattabili, applicandosi a prodotti in privativa industriale per cui non è possibile stabilire le opportune equivalenze terapeutiche. Non si può inoltre sottacere l’evidente sproporzione tra il vantaggio clinico associato alle nuove molecole e il prezzo richiesto dall’azienda farmaceutica, almeno rispetto a quello dei trattamenti già disponibili per le stesse indicazioni. Quando però se ne vogliano indagare i motivi, le industrie manifestano un’oggettiva difficoltà a scostarsi dai prezzi accettati nel resto d’Europa, impedendo di fatto che abbia luogo qualsiasi tipo di contrattazione.

Se da una parte, dunque, le aziende sono divise tra la volontà di vendere in Italia e le pressioni economiche vigenti a livello europeo, dall’altra i servizi sanitari nazionali e regionali italiani sono divisi tra la spinta ad acquisire innovazione e l’impossibilità di fare scelte sostenibili. Si innesca così un meccanismo tortuoso di sconti nascosti ma reali, che mal si sposa coi principi di trasparenza e tracciabilità richiesti dalle istituzioni.

Chiedo allora che senso abbia parlare di dialogo tecnico e negoziazione competitiva, in un contesto in cui i Servizi sanitari regionali non possono stabilire le equivalenze terapeutiche, esclusivo appannaggio dell’AIFA, e le industrie sotto intendono il legittimo rifiuto a rimettersi in gioco dopo estenuanti negoziazioni per l’immissione in commercio. Le necessità di contenere i costi impone tuttavia alle Regioni di insistere per poter indicare ai prescrittori, tra più farmaci disponibili per le medesime indicazioni, quello al minor prezzo, svincolandosi di fatto da un potere centrale che ha a sua volta le mani legate. Vanno infatti salvaguardate libertà di manovra e di decisione a livello locale, per scongiurare il rischio che il nuovo codice, in un eccesso di vincoli e burocrazia, prescriva gare nei casi in cui è superfluo, precludendole, invece, laddove necessario.

Luigi Giuliani

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