L’attenzione normativa che nell’ultimo triennio è stata riservata agli acquisti in Sanità, tanto a livello europeo che nazionale, è stata guidata dall’intento dichiarato di rendere flessibile, trasparente, concorrenziale e tracciabile un percorso in cui l’eccesso di burocrazia e l’andamento farraginoso prestavano il fianco al fenomeno corruttivo.Ove per corruzione sia da intendere, non solo l’intenzione criminosa di guadagni illeciti a detrimento di un settore di importanza cruciale per la cittadinanza, ma anche e soprattutto l’insieme di conseguenze frutto di superficialità, incompetenza e miopia professionale. Combattere il malcostume, tuttavia, non è solo appannaggio del legislatore o dei garanti dell’osservazione dei codici, ma di chi opera all’interno delle pubbliche amministrazioni e si divide tra bisogno di salute, da una parte, e attenzione al risparmio dall’altra, ovvero deve tradurre il mandato normativo, astratto pur se semplificato, nella pratica di tutti i giorni.

Si è già detto come la tendenza all’aggregazione rischi di bypassare i bisogni concreti dei singoli centri e di relegare in posizioni marginali i professionisti, che per il loro contatto col territorio e col paziente, meglio di altri sono nelle condizioni di implementare azioni efficaci e sostenibili. Farmacisti, clinici, direzioni amministrative e sanitarie si trovano spesso a gestire soluzioni calate dall’alto che non necessariamente rispondono ai valori veicolati dal codice stesso e che dalla sua applicazione non traggono i vantaggi sperati. Per questo, al di là delle misure preventive e/o sanzionatorie rese vincolanti dalla legge, ci si augura che gli investimenti occasionali e frammentari sulla formazione del personale addetto agli acquisti diventino sistematiche e capillari, affinché le intenzioni virtuose si traducano in fatti.

Il brevetto scaduto del relativo originator. Interessante sottolineare, in tal senso, come la prima versione del testo di legge, successivamente emendato per intervento dell’Antitrust, ponesse a base d’asta il prezzo massimo di cessione al Servizio sanitario nazionale del farmaco biologico di riferimento, anziché, come da rettifica, il prezzo medio dei biosimilari risultante da opportune indagini di mercato. Se l’emendamento non fosse stato accolto, e la base d’asta fosse rimasta il prezzo più alto in assoluto, sarebbe stata disincentivata la presentazione di offerte competitive da parte di soggetti, che per la natura stessa dell’accordo quadro, sarebbero stati comunque qualificati come fornitori.

Questo è solo un esempio di come nella real practice il professionista debba affrontare ostacoli non previsti sulla carta, e di come una programmazione razionale della spesa, benché caldeggiata dai governi di turno, ne risulti, di fatto, dagli stessi impedita. Ecco perché una legislazione che intenda snellire i processi, promuovendo quanto più possibile libera concorrenza e flessibilità, non può prescindere da un esame di realtà che sia mediato dalla expertise di chi lavora sul campo e si adopera per soddisfare esigenze spesso in reciproco contrasto.presente documento approfondisce i meccanismi che regolano la stipula degli accordi quadro tra le parti, anche alla luce delle novità introdotte dalla Legge di bilancio 2017 in riferimento all’impiego dei farmaci biologici e biotecnologici.

Ancora una volta, l’intenzione è di aumentare la concorrenza del mercato agevolando l’acquisto di biosimilari.

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